Contratti non espressamente disciplinati dal codice civile (contratti atipici o innominati)

Corte di Cassazione, civile, Ordinanza|26 gennaio 2023| n. 2429.

Contratti non espressamente disciplinati dal codice civile (contratti atipici o innominati)

Ai contratti non espressamente disciplinati dal codice civile (contratti atipici o innominati) possono legittimamente applicarsi, oltre alle norme generali in materia di contratti, anche le norme regolatrici dei contratti nominati, quante volte il concreto atteggiarsi del rapporto, quale risultante dagli interessi coinvolti, faccia emergere situazioni analoghe a quelle disciplinate dalla seconda serie di norme.

Ordinanza|26 gennaio 2023| n. 2429. Contratti non espressamente disciplinati dal codice civile (contratti atipici o innominati)

Data udienza 17 novembre 2022

Integrale

Tag/parola chiave: Contratto di noleggio – Contratto atipico – Versamento di un canone – Adempimenti – Qualificazione del contratto come deposito – Esclusione

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. ORILIA Lorenzo – Presidente

Dott. BERTUZZI Mario – Consigliere

Dott. GRASSO Giuseppe – Consigliere

Dott. GIANNACCARI Rossana – rel. Consigliere

Dott. OLIVIA Stefano – Consigliere

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA
sul ricorso iscritto al n. 5245/2022 R.G. proposto da:
(OMISSIS) SRL, elettivamente domiciliata in (OMISSIS), presso lo studio dell’avvocato (OMISSIS) ( (OMISSIS)) che la rappresenta e difende;
– ricorrente –
contro
(OMISSIS) SRL, elettivamente domiciliata in (OMISSIS), presso lo studio dell’avvocato (OMISSIS) ( (OMISSIS)) che la rappresenta e difende
-controricorrente-
avverso SENTENZA di CORTE D’APPELLO BRESCIA n. 1028/2021 depositata il 06/08/2021.
Udita la relazione svolta nella camera di consiglio del 17/11/2022 dal Consigliere ROSSANA GIANNACCARI.

Contratti non espressamente disciplinati dal codice civile (contratti atipici o innominati)

FATTI DI CAUSA

La (OMISSIS) S.r.l. propose opposizione avverso il decreto ingiuntivo emesso dal Tribunale di Bergamo, con il quale le era stato intimato il pagamento dell’importo di Euro 85.400,00 in favore della (OMISSIS) s.r.l, in forza di un contratto di noleggio di beni necessari all’allestimento dell’annuale assemblea dei soci della Banca popolare di Sondrio.
L’opponente dedusse l’inesistenza di un rapporto di noleggio in quanto tali beni sarebbero stati allocati presso (OMISSIS) S.r.l. a titolo di deposito; in via riconvenzionale chiese, quale corrispettivo per il deposito, la somma di Euro 2.500,00.
Il Tribunale di Bergamo rigetto’ l’opposizione.
Avverso il provvedimento propose impugnazione (OMISSIS) S.r.l. deducendo che, non essendo stato prodotto alcun contratto scritto di noleggio, la prova non poteva essere fornita tramite fatture emesse dalla (OMISSIS) S.r.l., ne’ tramite testimonianza.
La Corte di appello di Brescia respinse l’appello, ritenendo che la prova del contratto, non soggetto a forma scritta ne’ ad substantiam, ne’ ad probationem, poteva essere fornita per testimoni e per presunzioni semplici.
Per la cassazione del provvedimento ha proposto ricorso (OMISSIS) S.r.l. sulla base di tre motivi.
(OMISSIS) S.r.l. ha resistito con controricorso.
Il relatore ha formulato proposta di definizione, ex articolo 380 bis c.p.c., di manifesta infondatezza del ricorso.
In prossimita’ dell’udienza, la ricorrente ha depositato memoria illustrativa.

Contratti non espressamente disciplinati dal codice civile (contratti atipici o innominati)

RAGIONI DELLA DECISIONE

Con il primo motivo di ricorso, si deduce l’omesso esame di un fatto decisivo in relazione all’articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 5, nonche’ la violazione e la falsa applicazione dell’articolo 116 c.p.c e degli articoli 2727 e 2729 c.c. in relazione all’articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 3, per non aver la Corte di appello di Brescia correttamente valutato le risultanze delle prove testimoniali e i documenti prodotti dalle parti, ritenendo la sussistenza di un rapporto di noleggio anziche’ di deposito.
Il motivo e’ inammissibile.
In primo luogo, e’ inammissibile la deduzione del vizio motivazionale, in presenza di un’ipotesi di “doppia conforme”, come previsto dal comma 5 dell’articolo 348 ter c.p.c., sicche’ la ricorrente per cassazione, per evitare l’inammissibilita’ del motivo di cui al n. 5 dell’articolo 360 c.p.c., avrebbe dovuto indicare le ragioni di fatto poste a base della decisione di primo grado e quelle poste a base della sentenza di rigetto dell’appello, dimostrando che esse sono tra loro diverse (Cass. n. 5528/2014).
In altri termini, grava su detta parte l’onere di indicare le ragioni di fatto poste a fondamento delle decisioni dei due gradi di merito e di dimostrarne la diversita’.
Di converso, la ricorrente non ha affatto dedotto la diversita’ della questio facti a fondamento delle due decisioni, limitandosi a fornire una diversa interpretazione degli elementi probatori raccolti.
Ed e’, invece, noto, che la valutazione delle prove raccolte, anche se si tratta di presunzioni, costituisce un’attivita’ riservata in via esclusiva all’apprezzamento discrezionale del giudice di merito, le cui conclusioni in ordine alla ricostruzione della vicenda fattuale non sono sindacabili in cassazione.
Con il secondo motivo di ricorso si deduce la violazione e la falsa applicazione dell’articolo 1766, in relazione all’articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 3, per avere, la Corte di appello, erroneamente qualificato il rapporto in CONTEstazione come un contratto di noleggio.
Il motivo e’ infondato.
Il contratto di noleggio e’ un contratto atipico, non espressamente regolato dal Codice Civile, con cui una parte (noleggiatore) mette a disposizione e conferisce in godimento un bene mobile ad un’altra parte (noleggiante), la quale se ne serve per un periodo di tempo determinato, verso il pagamento di un corrispettivo. Normalmente l’oggetto del contratto consiste in uno o piu’ beni mobili (ad esempio attrezzature), ovvero un mezzo di trasporto, che vengono utilizzati dal noleggiante per le proprie esigenze. La convenienza del noleggiante e’ di poter disporre di un bene a carattere temporaneo, senza necessita’ di acquistarlo.
Il contratto di noleggio prevede il versamento di un canone o di una somma pattuiti, che puo’ essere comprensivo anche delle spese di gestione e manutenzione del bene e va precisato che il noleggiante utilizza la cosa in piena autonomia e senza alcuna ingerenza da parte del noleggiatore, quindi ricade su di lui la responsabilita’ per l’integrita’ e il corretto uso della cosa noleggiata e in caso di danneggiamento o distruzione del bene, dovra’ sostenere le spese di riparazione o sostituzione mentre, diversamente, le riparazioni necessarie al corretto funzionamento del bene sono a carico del noleggiatore.
Costituiscono obblighi del noleggiante: prendere in consegna la cosa e conservarla con la diligenza del buon padre di famiglia, pagare il corrispettivo concordato nei termini pattuiti e restituire la cosa al termine del contratto.
La convenienza del noleggiante consiste, all’evidenza, nel poter disporre di un bene a carattere temporaneo, senza necessita’ di acquistarlo.
Secondo il consolidato principio espresso dalla Suprema Corte: “Ai contratti non espressamente disciplinati dal codice civile (contratti atipici o innominati) possono legittimamente applicarsi, oltre alle norme generali in materia di contratti, anche le norme regolatrici dei contratti nominati, quante volte il concreto atteggiarsi del rapporto, quale risultante dagli interessi coinvolti, faccia emergere situazioni analoghe a quelle disciplinate dalla seconda serie di norme” (cfr. Cass. sez. III, 28/11/2003, n. 18229).
Nel caso di specie, la Corte di merito, sulla base della prova testimoniale, documentale e presuntiva- mancando in atti la prova scritta del contratto, non richiesta ad substantiam- ha accertato che oggetto del contratto era l’impiego dei beni della (OMISSIS) s.r.l. per l’allestimento dell’evento dell’assemblea soci annuale della Banca Popolare di Sondrio.
Correttamente, la corte distrettuale non ha configurato il contratto come deposito in quanto la causa dell’accordo concluso inter partes non era l’obbligo di custodia ma l’utilizzo del materiale per l’organizzazione dell’evento.
Con il terzo motivo di ricorso si deduce la violazione e la falsa applicazione degli articoli 91 e 92 c.p.c., in relazione all’articolo 360, primo comma, n. 3 c.p.c., per avere la corte di merito condannato alle spese l’odierno ricorrente nonostante la fondatezza della sua azione.
Il motivo e’ inammissibile in quanto non censura i criteri di regolamento delle spese di lite ma ne invoca un nuovo regolamento conseguente all’accoglimento della sua pretesa.
Il ricorso va pertanto rigettato.
Le spese del presente giudizio seguono la soccombenza e vanno liquidate in dispositivo.
Ai sensi del Decreto del Presidente della Repubblica n. 115 del 2002, articolo 13, comma 1 quater, da atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte della ricorrente di un importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma del comma 1-bis dello stesso articolo 13, se dovuto.

P.Q.M.

 

Rigetta il ricorso e condanna la ricorrente alle spese di lite che liquida in Euro 2.700,00 di cui Euro 200,00 per esborsi oltre accessori di legge, iva e cap come per legge.
Ai sensi del Decreto del Presidente della Repubblica n. 115 del 2002, articolo 13, comma 1 quater, da atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte della ricorrente di un importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma del comma 1-bis dello stesso articolo 13, se dovuto.

 

In caso di diffusione omettere le generalità e gli altri dati identificativi dei soggetti interessati nei termini indicati.

Le sentenze sono di pubblico dominio.

La diffusione dei provvedimenti giurisdizionali “costituisce fonte preziosa per lo studio e l’accrescimento della cultura giuridica e strumento indispensabile di controllo da parte dei cittadini dell’esercizio del potere giurisdizionale”.

Benchè le linee guida in materia di trattamento di dati personali nella riproduzione di provvedimenti giurisdizionali per finalità di informazione giuridica non richiedano espressamente l’anonimizzazione sistematica di tutti i provvedimenti, e solo quando espressamente le sentenze lo prevedono, si possono segnalare anomalie, richiedere oscuramenti e rimozioni, suggerire nuove funzionalità tramite l’indirizzo e-mail info@studiodisa.it, e, si provvederà immediatamente alla rimozione dei dati sensibili se per mero errore non sono stati automaticamente oscurati.

Il presente blog non è, non vuole essere, né potrà mai essere un’alternativa alle soluzioni professionali presenti sul mercato. Essendo aperta alla contribuzione di tutti,  non si può garantire l’esattezza dei dati ottenuti che l’utente è sempre tenuto a verificare.

Per aprire la pagina facebook @avvrenatodisa
Cliccare qui

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *